2016.04.8

 

Il prossimo 18 aprile verrà approvato il Nuovo Codice Appalti e dopo tale data ci sarà un periodo transitorio di massimo due anni in cui il Nuovo Codice e il vecchio regolamento continueranno a coesistere in modo tale da non creare un vuoto normativo difficile da gestire e per dare il tempo di approvazione dei singoli decreti attuativi.

 

Questo suggerimento di coesistenza dei due regolamenti è stato avanzato, oltre che dal Consiglio di Stato, anche dal presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), che però afferma un periodo transitorio della durata di tre mesi al massimo.

D’altronde è assolutamente giusto pensare che dopo un periodo di applicazione ci possano essere dei problemi, sarà quindi valutata la necessità di apporre delle modifiche.

 La procedura di controllo del regolamento è affidata al Consiglio di Stato, la cui principale contestazione deriva dal fatto che ci sia stato troppo poco tempo per redigere il testo da parte della commissione governativa, creando poi inevitabilmente delle incoerenze esprimendo opinioni contrastanti.

2016.04.081Successivamente anche le Commissioni di Camera e Senato hanno dato le loro valutazioni in merito, e in aggiunta a quanto detto dal Consiglio di Stato, hanno chiesto di integrare il Codice con una norma che stabilizzi l’anticipazione del prezzo contrattuale al 20% a favore delle imprese e la possibilità di far ritornare la pubblicità relativa ai bandi di gara sui giornali.

 

Altri sono i punti che hanno creato dubbi al Consiglio di Stato, uno dei quali la mancanza di un tetto sulla quota dei lavori da subappaltare e a tal proposito Graziano Delrio si è reso da subito disponibile ad introdurre delle soglie per il subappalto, che non dovrà superare il 30% dell’importo complessivo del contratto lavori.

 

Sul fatto dei requisiti di gara, il Consiglio, ha suggerito di aggiudicare gli appalti all’offerta economicamente più vantaggiosa, rivolgendo l’attenzione alla qualità e non al prezzo più basso. Quest’ultima scelta verrà utilizzata per i lavori di importo pari o inferiore a 1 milione di euro, tenendo sempre conto dei requisiti minimi di qualità.
I servizi di architettura e di ingegneria potranno essere affidati con procedura negoziata, invitando almeno cinque operatori se l’importo sarà compreso tra 40 mila e 100 mila euro, e non 40 mila e 209 mila come era stato affermato in una precedente versione del Codice.
Sopra i 100 mila euro si dovrà, invece, ricorrere alla procedura aperta o ristretta.

 

Per quanto riguarda il BIM invece, argomento che ha suscitato molte discordanze, nelle prime fasi di redazione del Codice si diceva fosse obbligatorio, nella versione successiva non lo era più. 
L’uso del BIM potrà essere richiesto dagli appaltatori per le nuove opere o per i servizi sopra le soglie comunitarie. In sostanza da un obbligo è diventata una facoltà.

 

 

Ci si aspetta quindi un periodo di transizione di integrazioni e correzioni, con la speranza che il settore dei lavori pubblici e dell’edilizia possa trovare in questo regolamento un nuovo rilancio.

 

Fonti:
www.ediltecnico.it/39342/codice-appalti-i-pareri-delle-commissioni-di-camera-e-senato/
www.edilportale.com/news/2016/04/lavori-pubblici/appalti-nuovo-codice-e-vecchio-regolamento-potrebbero-coesistere-per-due-anni_51201_11.html

 

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